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      Traduzione italiana Enderal: The Shards of Order   24/09/2017

      Grazie al lavoro di ChantalionPuxxup, Mob2 ed alfx la traduzione italiana di Enderal: The Shards of Order è finalmente realtà!

      I nostri eroi però hanno bisogno di impavidi cavalieri che aiutino a testarla, segnalando eventualmente errori o refusi incontrati nel corso dell'avventura.
      La traduzione può essere scaricata tramite
      questa discussione.

      E tu, che aspetti a dare una mano?

Alice

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  1. Bisogna appunto chiedersi se il miglioramento della convivenza umana dipenda anzitutto dalla capacità di perfezionare le istituzioni politiche oppure dalla volontà di perseguire il perfezionamento interiore della persona. Per Dostoevskij non vi è dubbio che sia preferibile privilegiare il perfezionamento etico ed interiore dell’uomo, così da impedire che l’egoismo possa arrecare oltraggio alla dignità della persona umana. "Quando non siamo in grado di cambiare una situazione, siamo chiamati a cambiare noi stessi" diceva V. Frankl, ed è quello che oggi l'europeo dovrebbe comprendere anzichè riversare le sue angosce sempre verso nemici esterni (taluni perfino fittizi) senza mai guardarsi dentro. Come disse Chamfort: "La felicità è difficile trovarla in noi, impossibile trovarla altrove." Ragion per cui l'edonismo consumista che ci spinge a cercarla nelle cose a discapito del prossimo è fallace. Il circolo vizioso mondialista possiamo spezzarlo solo emancipandoci dalle nostre gabbie dorate, dai bisogni indotti e dal nostro effimero regnucolo materialistico al quale non siamo disposti a rinunciare per niente al mondo. Saper porre dei principi al di sopra di noi è l'unico modo per produrre un agire realmente responsabile. Tornando un attimo strettamente all'articolo, il trasferimento di ricchezze dal 99% della popolazione più povera all'1% della popolazione più ricca non avviene per caso, ma è opera dei banchieri centrali che sono ben consapevoli che i loro modelli sono sbagliati, ma seguitano ad applicarli perchè in realtà il loro obiettivo è la centralizzazione del potere nelle mani di pochi. Chi ritiene un "mistero" il motivo per cui i salari non crescono è stato messo lì appunto per mentire e far finta di non sapere che le politiche economiche sono fatte proprio per far calare i salari.
  2. Non so bene cosa aggiungere perché trovo il tutto molto deprimente. La caratteristica più evidente della politica contemporanea è la sua insignificanza: i politici sono impotenti e non hanno più un programma autentico. Ambiscono solo a rimanere in carica. L'avvicendarsi dei governi non è un fattore decisivo; al massimo, è un'increspatura sulla superficie di un fiume che scorre ininterrottamente, uniformemente, inesorabilmente nella propria direzione, spinto dalla propria forza propulsiva. Cent'anni fa, la formula politica dominante del liberalismo era l'ideologia provocatoria e spavalda del "grande balzo in avanti". Oggi, è solo un tentativo di giustificare la resa. Lo stesso che gli utenti del forum mi ripetono di continuo: "Questo non è il migliore dei mondi immaginabili, ma il solo mondo reale. Inoltre, tutte le alternative sono peggiori, devono essere peggiori e si dimostrerebbero tali se si provasse a metterle in pratica". Il liberalismo odierno si riduce al semplice credo della "mancanza di alternative". Volendo scoprire le radici della crescente apatia politica, si può anche evitare di cercare altrove. Questa politica elogia e promuove il conformismo come se l’unica forma di cittadinanza possibile fosse quella basata sul consumismo. È questa (e soltanto questa) la forma che i mercati finanziari e commerciali sarebbero disposti a tollerare ed è questa la forma promossa e coltivata dai governi attuali. Sono per l’autarchia e per la riconquista delle identità dei popoli ma so bene che è una guerra persa e più si andrà avanti nella direzione attuale meno ci sarà da salvare. Specialmente senza la riqualificazione di ambienti e luoghi che ci aiutino a uscire dal nostro isolamento privato e riorientare in un comune sforzo responsabile il nostro modus vivendi non vedo alcuna possibilità di produrre dei cambiamenti di rotta significativi. Viviamo in una società di persone che si sentono insicure, che diffidano di ciò che il futuro potrebbe riservar loro e non hanno alcuna intenzione di assumersi i rischi che l'azione collettiva comporta. Non trovano il coraggio di osare o immaginare modi alternativi di vivere insieme. Ma anziché sostenere le persone nella lotta contro l’insicurezza si fa l’esatto contrario: si convoglia l'ansia, estesa e diffusa, verso la sola componente della sicurezza personale. Gran parte delle misure adottate in nome della sicurezza personale producono divisione: seminano il sospetto, allontanano le persone, le spingono a fiutare nemici e cospiratori dietro ogni polemica o presa di distanza, e finiscono per isolare ancora di più chi già vive isolato. Ma la cosa peggiore è che tali misure non solo lasciano intatte le vere fonti dell'ansia, ma consumano tutta l'energia che esse generano: un'energia che potrebbe essere utilizzata molto più efficacemente se venisse incanalata nello sforzo di riportare il potere nell'ambito dello spazio pubblico gestito politicamente. Sociologicamente, come sotiene anche Bauman, l'aumento della libertà individuale coincide con l'aumento dell'impotenza collettiva. Al riguardo ho visto un bel documentario intitolato "La teoria svedese dell'amore" che vi consiglio invano.
  3. Articolo di Raul Ilargi Meijer (https://www.theautomaticearth.com/) I banchieri centrali non hanno mai fatto tanti danni all’economia mondiale quanti ne hanno fatti in questi ultimi dieci anni. Possiamo anche dire che finora non hanno mai avuto tanto potere per farlo. Se i loro predecessori avessero avuto questo potere … chissà? Comunque, l’economia globale non è mai stata più interconnessa come lo è oggi, soprattutto per effetto dell’avanzamento del globalismo, del neoliberalismo e forse anche della tecnologia. Ironia della sorte, tutti e tre questi fattori vengono continuamente magnificati come forze del bene. Ma gli standard di vita per molti milioni di persone in Occidente sono scesi – o sono pieni di incertezze – mentre milioni di cinesi ora hanno un livello di vita migliore. Alle persone in occidente hanno detto di guardare a questo come ad uno sviluppo positivo; dopo tutto, permette di comprare prodotti che costano meno di quelli che produrrebbero le industrie nazionali. Ma insieme al loro posto di lavoro nella produzione, è sparito anche tutto il loro way of life, il loro modello di vita. O, piuttosto, si è nascosto dietro un velo di debiti, tanto da non poter credibilmente negare che circa tre quarti degli americani hanno difficoltà a pagare le bollette. Cosa che sicuramente non succedeva dagli anni ’50 e ’60. In Europa occidentale questo è un po’ meno evidente, o forse è solo in ritardo, ma con il globalismo e il neoliberalismo, che sono ancora le religioni economiche dominanti, non ci sarà via d’uscita. Che è successo? Beh, NOI non facciamo più le cose. Ecco tutto. Dobbiamo comprare da altri tutte le cose che ci servono. Sempre di più, e di conseguenza non abbiamo nemmeno le competenze per fare altre cose. Siamo diventati dipendenti per la nostra sopravvivenza, da nazioni che stanno dall’altra parte del pianeta. Dipendenti da nazioni che sono interessate solo a venderci le loro cose, se le possiamo pagare. Nazioni che vedono le richieste di salario interno salire e che – dovranno – farci pagare i loro prodotti a prezzi sempre più alti. E NOI non avremo altra scelta che pagare. Ma possiamo pagare solo con quello che possiamo prendere in prestito. Come nazioni, come imprese e come individui. Dobbiamo prendere in prestito perché, come nazioni, come società e come individui NOI non facciamo più le cose. È un circolo vizioso con cui la globalizzazione ci ha benedetto. E da cui – ci viene detto – potremo uscire solo se riusciremo a crescere ancora. Cosa che non possiamo fare, perché NOI non facciamo nulla. Quindi ci affidiamo ai banchieri centrali per gestire la crisi. Perché ci viene detto che LORO sanno come gestirla. Non lo sanno. Ma fingono di saperlo. Però a leggere bene tra le righe, ammettono la loro ignoranza. A Janet Yellen, poche settimane fa, le è scappato di dire che non ha idea del motivo per cui l’inflazione è debole. Mario Draghi ha detto più o meno la stessa cosa. Perché non lo sanno? Perché conoscono solo i modelli attuali, che non vanno più bene, perché non si adattano. E i modelli sono tutto quello che hanno. Nel settore bancario centrale i modelli economici sono più importanti del buon senso. La Fed ha almeno un migliaio di Dottorati PhDs sotto contratto. Ma la Yellen, il loro capo, continua a sostenere che “forse” sono sbagliati i modelli che dicono che se cresce l’inflazione aumentano i salari. Non hanno idea del perché i salari non crescano. Perché i modelli dicono che invece dovrebbero crescre. Perché LORO hanno tutti un lavoro – i 1000 dottoroni ben pagati. E questo è tutto quello che hanno da dire. Dicono che il fatto che i salari non aumentano è un mistero. Io dico che quelli per cui questo è un mistero non sono le persone giuste per fare il lavoro che fanno. Se si esportano milioni di posti di lavoro in Asia, si sposta anche il potere negoziale dei lavoratori e li si spinge a fare dei lavori di merda e senza nessun benefit, e allora c’è solo un risultato possibile. E questo risultato non include né inflazione, né crescita dei salari. L’unico risultato possibile, invece, è una erosione continua delle economie. Il mantra globalista afferma che riempiremo lo spazio che perdono le nostre economie offrendo posti di lavoro migliori, nel settore dei servizi e nel settore della conoscenza. Ma la realtà non segue il mantra. La maggior parte dei nuovi posti di lavoro non sono sicuramente “migliori”. E mentre aspettiamo di vedere questi posti di lavoro migliori, salutiamo i clienti di Wal-Mart, vediamo che i robot cominciano a prendersi cura di quel poco che ci rimane della nostra capacità produttiva e i servizi pronta consegna eliminano dagli scaffali anche quello che restava nei nostri magazzini di mattoni e di calce. Sì, questo significa che stiamo perdendo anche i lavori “di minor qualità”. Nel frattempo, i cinesi che ora fanno i nostri vecchi lavori, sono stati capaci di farli grazie ad una folle quantità di inquinamento prodotto. E come se non fosse abbastanza, recentemente, solo per mantenere in vita il loro nuovo magico paradiso produttivo, sono stati costretti a prendere in prestito tanto quanto abbiamo preso in prestito noi – a livello statale, a livello di governo locale e ora anche a livello individuale. In Cina, le funzioni del credito sono come gli oppiacei in America. Milioni di persone che non erano mai entrate in contatto con le cose – e avrebbero continuato a viver bene anche se non ci fossero mai entrate in contatto – ora sono state agganciate. Ma sono stati agganciati anche i governi locali, che hanno creato un sistema bancario ombra che minaccerà presto Pechino, ma per i cittadini, questo, è un fenomeno relativamente nuovo. E si vede gente che dice cose come: “se non compri un appartamento oggi, non te lo potrai mai più permettere” oppure … ” una persona senza un appartamento non ha futuro a Shenzhen”. Sappiamo tutti che è sbagliato, ma i cinesi sono gente che ha visto solo che i prezzi dei beni salgono e che non ha mai pensato che esistono delle città fantasma e che ha pochi altri modi per parcheggiare i soldi che si guadagna, grazie al lavoro importato dagli Stati Uniti e dall’Europa. Pensano, senza avere mai dubbi, che i loro salari continueranno a crescere, proprio come il “valore” degli appartamenti. E’ gente che non ha mai visto i prezzi scendere. Ma se NOI dobbiamo prendere soldi in prestito per permetterci di comprare i prodotti che (i cinesi) fanno per ripagare i soldi che hanno preso in prestito per comprare i loro appartamenti… allora siamo tutti in difficoltà, siamo tutti in mezzo ai guai. E allora è la stessa globalizzazione ad essere in difficoltà. I beneficiari assoluti, i proprietari della globalizzazione saranno in mezzo ai guai. Anche se lo saranno non prima di essersi pappati la maggior parte dei frutti del nostro lavoro. Che cosa ci farete poi, con tutti i vostri miliardi quando il tipo di società che avevate conosciuto quando siete cresciuti, saranno state sradicate dal processo stesso che vi ha permesso di fare quei miliardi? Da qualche parte però, quei miliardi dovranno andare! Se quei 1000 dottoroni vogliono studiare un nuovo modello, potrebbero cominciare da qui. La globalizzazione provoca molti problemi. Il fatto che il lavoro scompaia dalle società – in modo che i cittadini di queste società possano però acquistare gli stessi prodotti per pochi centesimi di meno, se vengono in Cina – è un grande problema. Ma il problema principale della globalizzazione è quello finanziario: i soldi svaniscono continuamente dalle società, che devono indebitarsi sempre più per non regredire. La globalizzazione, come qualsiasi tipo di centralizzazione, fa questo: chiede soldi lontano, li chiede alle “periferie”. Il modello di Wal-Mart, McDonald’s, Starbucks ha già portato via lavoro, negozi e soldi incalcolabili dalle nostre società, ma non abbiamo ancora visto nulla. L’avvento di Internet farà prendere gli steroidi a quel modello, ma perché bisogna lasciare che un gruppo di capitalisti- avventurieri di Silicon Valley gestisca certi affari, come Uber o Airbnb, anche nel posto in cui viviamo noi, quando noi potemmo farlo benissimo e utilizzare i profitti di questi affari per migliorare la nostra comunità, invece di lasciarla diventare più povera? Vedo che nel Regno Unito, Jeremy Corbyn, ci aveva già pensato, e aveva fatto bene. La Gran Bretagna può diventare la prima grande vittima del lato oscuro della centralizzazione e, dopo essere uscita dall’organizzazione che l’appoggia – l’Unione europea – l’idea di Corbyn di creare una cooperativa locale per sostituire Uber è proprio il modo di pensare di cui avrà bisogno. Ma perché devi accentrare tanti soldi e tanta capacità produttiva e poi lasciare tutto nel posto in cui si vive? Non si riuscirà mai a correre abbastanza velocemente, e non si deve farlo. Questo è il succo del dibattito sulla centralizzazione dell’Impero Romano. Anche se i Romani non spingevano mai le loro periferie a smettere di produrre i beni essenziali, però chiedevano di versare a Roma una parte. Il loro problema era che, verso la fine dell’Impero, la quota-parte che richiedevano – con la forza – divenne sempre più grande. Fino a che le periferie non si ribellarono – anche loro con forza -. Il club delle Banche Centrali del mondo presto avrà delle nuove leadership. La Yellen potrebbe andar via, così come Kuroda in Giappone e Zhou in Cina; la BCE e Mario Draghi – della Goldman – cambieranno un po’ più tardi. Ma non c’è nessun segnale che le religioni economiche a cui aderiscono tutti, saranno sostituite, così si andrà avanti con la centralizzazione, e se non dovesse funzionare, imporranno ancora più centralizzazione. Come finiranno i giochi in questo processo è dolorosamente ovvio già dall’inizio. La centralizzazione alimenta forze centrali, siano esse governative, militari o commerciali, pagate con i frutti del lavoro delle popolazioni locali, delle periferie. Questo è un processo che, sempre ed inevitabilmente, andrà a sbattere contro un muro, perché sono troppi i frutti di quel lavoro che vengono tolti. Troppo è il peso di quei frutti che continuano a scorrere verso il centro, sia verso la Silicon Valley, sia verso Wall Street o sia verso Roma Antica. Non c’è nessuna differenza. Ci sono cose che si possono tranquillamente centralizzare (come le trattative di pace), ma non si possono centralizzare beni essenziali come il cibo, la cassa, i trasporti, l’acqua, l’abbigliamento. Hanno un costo troppo alto a livello locale per essere centralizzati. Oppure tutti e ovunque finiremo per romperci l’osso del collo solo per sopravvivere. E’ molto facile, forse perché nessuno ci fa caso. Avanti così...
  4. Electric dreams continua a rivelarsi una serie di qualità anche se il primo episodio è finora quello che mi è piaciuto maggiormente. Fotografia e cast sempre ottimi con ambientazioni e atmosfere suggestive e stimolanti; insomma, una delle poche serie che sto guardando con interesse. L’altra, Discovery già al quinto episodio mi ha fatto venire nostalgia di Deep Space Nine: ci sono troppe mezze misure. Vuole essere uno Star Trek più oscuro dai protagonisti grigi ma allo stesso tempo formato famiglia con battutine e risvolti narrativi che sembrano partoriti dalla Disney. La causa è da ricercare nella produzione che ha forzato gli sceneggiatori a conciliare fattori diametralmente opposti così si va avanti di compromessi (tra i vecchi fan, gli spettatori casual e le famiglie educate a Disney). Il che funzionava bene nell’episodio pilota in due parti ma andando avanti si sente questa debolezza al timone. Allo scarso entusiasmo che ne deriva si aggiunge lo scarso carisma di buona parte dei comprimari perlopiù patetici e privi della dimensione psicologica (o degli interrogativi umanistici) che arricchiva le serie passate. Quanto a tematiche c’è solo della retorica scritta meglio del solito o dilemmi etici che inscenano “realismo” solo per rivendicare alfine preconcetti del tutto idealistici. In breve una serie senz’anima incapace sia di essere semplice che di essere profonda. A conti fatti si lascia guardare ma è tutto fuorché imperdibile
  5. Figurati, non mi offenderei comunque. Di sicuro sono una rompiscatole che non vi lascia a giocare in santa pace. Non è una faccenda relativa alla sola privacy; il punto è che se l'utenza in massa iniziasse a emanciparsi dalle megacorporazioni ricorrendo, ogni volta che è possibile, a software liberi anzichè software proprietari, la rete cambierebbe, divenendo per necessità molto più cooperativa anzichè fondarsi su un individualismo consumista ottuso fino alla demenza; un deserto umano riempito di pubblicità altamente invasive. E' un concetto che, per esempio, Stallman ha sempre fatto presente. Su questo punto si gioca una partita importante: continuando a chinare il capo senza obiezioni a strumenti di cui non abbiamo il controllo permettiamo ai colossi corporativi di plasmare la società come meglio credono. Di questo passo ci ridurremo a una tech gleba senza alternative come suol dire Barnard. Tu sei nuovo (almeno l'accounto lo è), quindi forse non sai che il mio tirare in ballo Google (o facebook come feci altrove) fa parte di una critica molto più ampia su cui ho scritto parecchio; più altrove che in questo forum per ovvie ragioni ma anche qui ci sono vari topic se ti interessa (sono facili da trovare visto che sono l'unica ad aprirli). I miei discorsi sono sempre orientati verso una netta opposizione al transumanesimo e le sue derive nei quali rientra anche l'AI first di Pichai, CEO Di Google, divenuta la parola d'ordine dell'azienda in questione. Se a qualcuno dovesse interessare ecco un articolo che sintetizza grossomodo quanto ho scritto in proposito. http://www.humanlandia.it/transumanesimo-e-nuovo-ordine-mondiale/
  6. Peccato che non ci posso giocare. Sembra divertente.
  7. Si, ne ho sentito parlare pure in un documentario intitolato Zeitgeist. Okay, grazie per il chiarimento. Non voglio esternare giudizi (nutro rispetto anche per i sogni che non condivido perchè penso che avere dei sogni sia una delle cose più belle e importanti): era solo per curiosità.
  8. E chi vince? Il lobby boy è più invasato quindi potrebbe prevalere (ma ovviamente tifo per il primo in alto a prescindere). Simpatiche le immagini.
  9. Ti risposi tempo fa nel topic in cui Aster chiedeva assistenza per steam (quando mi hai bollato come filocavernicola). Quando passavano leggi, trattati e decreti che aumentavano il controllo e la censura nel web le persone dov’erano? A battersi con vigore erano solo una minoranza di attivisti che riuscirono a ottenere solo poche vittorie iniziali per poi ritrovarsi sconfitti a profusione una volta terminate risorse ed energie per continuare la lotta. Siamo "noi" (dico noi per cortesia) che non ci siamo battuti per una visione diversa della rete. Per me una ribellione a quella che è l'estrema tendenza alla lobbyzzazione delle strutture e l'accentramento del potere nasce quando le persone iniziano a concentrarsi su come vorrebbero che fosse una società diversa. Tu come vorresti che fosse la nostra società?
  10. Potreste essere molto più liberi se solo vi ribellaste a quello che propinano per controllarvi meglio. E' che non lo volete. Questa è la verità.
  11. Navigando sotto la sorveglianza dei pedinatori automatici di Google l'internauta è compartecipe del sistema di cui Google è il capofila. Moloch cresce grazie a voi. Assecondandolo risultate suoi complici e contribuite molto meglio del consumatore ingenuo del XX secolo a rafforzare la sua posizione sia commerciale che mediatica garantendogli l'egemonia all'interno della vita sociale. La questione va ben oltre la privacy: questo strumento spia produce (grazie all'intrinseco potere mediatico) molto malessere generale e disordine politico. E' un arma governativa e l'unica arma valida in risposta è quella di boicottarlo in nome di un internet e un mondo più liberi.
  12. Fa piacere che hai tirato in ballo la questione mail così ci spendo due parole. Forse non tutti sanno (malgrado la pubblicità mirata sia un fenomeno fin troppo palese) che Google indicizza ogni messaggio di posta che viene inviato o ricevuto da ogni account in modo che gli inserzionisti possano meglio sbattere in faccia agli utenti annunci e pubblicità mirate. Se questa violazione della privacy vi sembra di poco conto c'è anche che le mail di Google sono scansionate e che l’utente di fatto, in cambio del servizio gratuito, dà implicitamente il consenso al trattamento automatizzato delle proprie email. Per le mail sono di recente passata a Yandex e mi trovo abbastanza bene: è una mail leggera e funzionale, inoltre se hai account di posta multipli (tipo un account su outlook) li puoi importare lì e amministrarli all in one.
  13. "Il modello imprenditoriale di Google è spionistico". Il motore di ricerca? Un colossale strumento di sorveglianza di massa, l'incarnazione dei più foschi incubi totalitaristici. Sono le tesi al centro dell'ultimo libro di Julien Assange, When Google met Wikileaks, che parte dal racconto dell'incontro tra il creatore di Wikileaks e l'amministratore delegato di Google Eric Schmidt avvenuto nel 2011 in Inghilterra. Temi ripresi da Assange in una recente intervista alla BBC, nella quale ha paragonato il motore di ricerca Google all'NSA, l'Agenzia americana per la sicurezza. Google, ha dichiarato Assange, "fa più dell'80% del fatturato raccogliendo informazioni sulle persone, aggregandole, archiviandole e classificandole. Costruisce profili della gente per poterne prevedere gli interessi e il comportamento e vende questi profili principalmente alle agenzie di pubblicità". Google "È parte costituente dell'industria (americana, n.d.t.) della difesa con un ruolo ufficiale dal 2009", secondo Assange che ha aggiunto che "a livello istituzionale Google è profondamente implicato nella politica estera degli Stati Uniti (http://www.huffingtonpost.it/pandora-tv/google-come-la-cia_b_5901286.html). E' stata la comunità d’intelligence degli Stati Uniti che ha finanziato, promosso e incubato Google, come parte di un impulso per dominare il mondo per mezzo del controllo delle informazioni. Finanziato in avvio dall’NSA e dalla CIA, Google è stato solo il primo di una pletora di start-up del settore privato, cooptate dall’intelligence americana per mantenere la “superiorità nelle informazioni”. Perchè continuare a usare Google che è uno strumento creato dalla CIA? https://www.infowars.com/googles-deep-cia-and-nsa-connections/ Io uso prevalentemente DuckDuckGo oppure Ixquick e voi avete mai pensato a delle alternative?
  14. @nightmorphis: Lungi da me dirti cosa è giusto o sbagliato. Esprimevo le mie perplessità sull’uso che si farà di questa tecnologia che appunto per offrire maggiore immersione produrrà certamente un sacco di roba malata. Prescindendo dal tuo caso particolare e dalle tue valide ragioni c’è molta gente che vive in isolamento e in reclusione per motivi disparati ma anziché offrir loro dei luoghi e dei contesti autentici dove potersi sentire reintegrati gli si offrono simulazioni o stupefacenti come palliativi che li spingono verso un alienazione sempre più abissale. Si convincono che il mondo laffuori abbia poco o nulla da offrire (e per il piattume a cui è stato ridotto è pure vero) così non gli resta che cercare esperienze altrove, magari in simulazioni virtuali prodotte dall’industria dell’intrattenimento per tenerli buoni e non farli impazzire (poi chiaramente c’è chi impazzisce comunque). Si è sostituito il vivere con un allucinazione dove vengono venduti sogni alla gente divenuta perlopiù incapace di produrne di propri. Uno dei mali di fondo è che in molti si sentono delle nullità e cercano di ovviare a questa mancanza attraverso l’illusione di poter essere altrove a vivere qualcosa di avvincente ma fintanto che il virtuale continuerà ad assorbire il reale si creerà un vuoto sempre più grande che nessun surrogato o simulazione potrà mai colmare. Come dissi in passato, dubito che se si vivesse un esistenza piena e autentica avendo un rapporto concreto con le cose si sentirebbe anche solo il bisogno di tutti questi strumenti d'evasione. Vorrei che si ridesse corpo, lustro e dignità alle nostre esistenze anzichè stare appresso a chi ci vende un buco più profondo in cui cacciare la testa come degli struzzi.
  15. Interessante, anche se lo trovo a dir poco perverso. Verrà usato massicciamente per la pornografia, te lo dico io. Siamo già abbastanza alienati senza bisogno di infilarci pure un visore in testa come simulacro di quello che non viviamo e che non vediamo. Per me può risultare soltato lesivo per la psiche degli utenti che è già compromessa di suo da tutto quello che ci circonda attualmente. Senza filosofeggiare (perchè odiate quando lo faccio) sul primo fronte infilarsi un visore rimane un'esperienza complessa che può produrre nausea, disorientamento, fastidi agli occhi, mal di testa. In un articolo che ho letto (uno dei pochi sull'argomento che ho trovato a non fare della propaganda acritica) si riportava come gli scienziati hanno provato negli anni le problematiche legate all'immagine che non segue il movimento degli occhi e della testa o il cortocircuito che si crea rispetto ai messaggi contrastanti forniti dai segnali visivi mentre magari ci stiamo muovendo in un gioco di velocità e l'orecchio interno, scrigno dell'equilibrio, che invece non individua questo movimento perché, ovviamente, non ci stiamo davvero muovendo (e visti dal di fuori sembriamo dei totali cretini, aggiungo). Tanto che, a leggersi le indicazioni fornite dalle aziende ai clienti e agli sviluppatori, sembra di avere a che fare con degli attrezzi medicali: Samsung e Oculus consigliano per esempio pause di 10 minuti ogni mezz'ora. Non basta: attenzione alla guida, dalle auto alle bici o all'uso di altri macchinari, se ci si sente strani dopo una sessione con uno dei loro headset. Sono tutti ovvi rischi legati all'illusione del corpo (vi è la possibilità di stati allucinatori che permangono anche dopo aver lasciato gli ambienti virtuali). Secondo i ricercatori di Stanford i punti di cui preoccuparsi sono diversi. Anzitutto l'effetto sul lungo periodo, che rimane sostanzialmente imponderabile. Nel medio-breve intervallo, invece, la tesi del laboratorio è che la realtà virtuale possa influenzare i punti di vista e le scelte degli utenti ben più di quanto le allora nuova tecnologie, dalla tv a internet, abbiano fatto. La ragione? Crea più esperienze paragonabili e sovrapponibili alla vita reale. Secondo te perchè il buon Zucky, come chiami tu quel fetente, è interessato a questa roba? Lo cito direttamente: Un mondo in cui "ognuno potrà condividere le esperienze così come le ha vissute". Facebook vuole diventare la destinazione naturale per questo tipo di contenuti. Oggi la realtà virtuale è concepita soprattutto in chiave videoludica, ma domani "può diventare la più social di tutte le piattaforme". In pratica un altro strumento di disumanizzazione e di depauperazione della realtà che va ascritto al più grande progetto di comunità globale amorfa, senza radici, e indifferenziata che è il sogno ultimo (e si spera utopico) del buon Zucky possibile solo spingendo quanti più esseri umani possibili ad abitare non luoghi. E' una tecnologia eccellente per manipolare le coscienze portando l'individuo a un ulteriore livello di scissione sia psichica che cognitiva. Altri esperimenti, come quelli dell'Emblematic Group orientati alla produzione di contenuti per la realtà virtuale che possano far rivivere alle persone esperienze traumatiche, navigano sulla stessa linea. Sono stati prodotti progetti nei quali gli utenti sono stati posti nei pressi di episodi violenti come il coma diabetico di un homeless a Los Angeles o un bombardamento in Siria. Con effetti devastanti e pianti ininterrotti. Immaginate che pacchia sarà per l'industria di propaganda. Oggi i giovani usano le macchine per sostituire l'approfondimento delle cose che osservano. Non capiscono cosa stanno guardando, ascoltando, imparando. Dipendono da ciò che Internet dice o decide per loro, osservano numeri invece che idee e non capiscono realmente i concetti confondendo il pensiero con l'emozione. Quindi una Virtual Reality che fa proprio leva sull'emotività è lo strumento ideale per la manipolazione delle coscienze.